Disturbi alimentari - Riconoscerli e affrontarli con la Terapia Breve Strategica
Di Lara Maria Banchieri - Psicologa-Psicoterapeuta – Pubblicato su “Tutto Salute” (febbraio 2026)
I disturbi alimentari – anoressia, bulimia, binge eating e forme atipiche – non sono semplici
problemi di alimentazione, ma tentativi di soluzione che diventano prigioni. La
Terapia Breve Strategica (TBS), ideata da Giorgio Nardone, interpreta questi comportamenti come strategie messe in atto per gestire emozioni, relazioni e percezioni di sé. Il paradosso?
Più la persona cerca di controllare, più perde il controllo. Comprendere questa logica è il primo passo per intervenire.
"La TBS non si concentra sul "perché" storico, ma sul "come" funzionale: quali azioni mantengono il problema?
Quali interazioni lo rinforzano? Interrompere queste dinamiche è la chiave del cambiamento."
La logica del disturbo secondo la TBS
Ogni disturbo alimentare nasce da un'idea di base: "Se controllo il cibo, controllo la mia vita". Questo pensiero si traduce in rituali rigidi, evitamenti e comportamenti compensatori che, anziché risolvere il disagio, lo amplificano. La TBS non si concentra sul "perché" storico, ma sul "come" funzionale: quali azioni mantengono il problema? Quali interazioni lo rinforzano? Interrompere queste dinamiche è la chiave del cambiamento.
Come riconoscere i segnali precoci
I sintomi non sono sempre evidenti, ma alcuni campanelli d'allarme meritano attenzione:
- Controllo ossessivo: conteggio calorico, pesate ripetute, rituali rigidi. Paura di perdere il controllo: alternanza tra restrizione e abbuffate, con sensi di colpa.
- Comportamenti compensatori: vomito autoindotto, uso di lassativi, esercizio fisico compulsivo. Isolamento sociale: evitamento dei pasti in famiglia, ritiro dalle relazioni.
- Pensiero dicotomico: "o perfetto o fallito", tipico di anoressia e bulimia.
- Segnali fisici: calo ponderale rapido, amenorrea, erosione dentale, stanchezza cronica.
La TBS invita a osservare non solo il sintomo, ma il contesto: quali interazioni familiari alimentano il problema? Pressioni, controlli, conflitti durante i pasti sono fattori di mantenimento.
Il ruolo dei familiari: cosa fare e cosa evitare
La famiglia è parte del sistema che può favorire il cambiamento o rinforzare il disturbo. La TBS propone interventi indiretti, mirati a modificare le dinamiche disfunzionali.
- Evitare la lotta di potere: forzare a mangiare, controllare le porzioni o discutere sul cibo peggiora la situazione. Ogni tentativo di imposizione alimenta il sintomo.
- Interrompere le soluzioni inefficaci: sorvegliare, minacciare, colpevolizzare sono strategie che non funzionano. Se perpetrate nel tempo, il problema si cronicizza.
- Comunicazione strategica: usare domande che aprono possibilità: "Come posso aiutarti senza peggiorare la situazione?" Evitare frasi come: "Devi mangiare" o "Non è grave".
- Creare alleanza, non pressione: mostrare disponibilità senza invadere: "Se vuoi, possiamo cercare insieme una soluzione". Offrire supporto pratico (accompagnare alle sedute) senza assumere il ruolo di controllore.
- Gestire le emozioni familiari: rabbia, ansia e disperazione sono comprensibili, ma reazioni impulsive rinforzano il sintomo. La Terapia Breve Strategica lavora anche sul contesto emotivo.
- Cercare aiuto professionale: la Terapia Breve Strategica utilizza protocolli specifici per anoressia, bulimia, vomiting e binge eating, con tecniche come il "paradosso prescrittivo" (es. prescrivere il sintomo per ridurne il potere) e il "dialogo strategico" per scardinare la rigidità mentale. Questi protocolli non si basano sulla forza di volontà, ma sulla modifica delle regole che governano il sintomo.
Il disturbo alimentare è una
"soluzione che, reiterata nel tempo, diventa problema". La Terapia Breve Strategica offre strumenti rapidi ed efficaci per spezzare il circolo vizioso, agendo sulla logica del comportamento e sulle interazioni che lo mantengono. I familiari non devono combattere il sintomo, ma cambiare il contesto relazionale e favorire l'accesso a un percorso terapeutico mirato.
Il recupero è possibile, ma richiede tempo, pazienza e strategie precise.










